Piovono le critiche sul progetto Italia.it
Il progetto Italia.it fa parlare di sé. Il portale rientra nei progetti di promozione dell'immagine italiana ed è costato circa
45 milioni di euro alle casse dello Stato. Le critiche sono arrivate da molti punti di vista. L'Associazione della grafica italiana ha criticato l'uso del marchio, considerato poco vicino alla cultura italiana. Altri hanno criticato l'usabilità del sito web, i tempi di caricamento delle pagine, l'uso del Html invece del Xml. Qualche errore nei contenuti ha fatto il resto. Il vero punto da affrontare è però un altro. Può un portale costare 45 milioni di euro? Ci sarebbe da chiedersi quanto spende Beppe Grillo per gestire il suo portale blog che, normalmente, ospita milioni di visitatori al mese. Nel lontano 1999, agli albori della New Economy, prosperarono megaprogetti miliardari (in lire) poi caduti nel vuoto e che contribuirono alla stessa esplosione della bolla speculativa. Ci vollero 3-4 anni per uscire dal clima di sfiducia nei confronti del web e molti persero il lavoro. Oggi ritornano alla cronaca progetti milionari (in euro) del tutto simili alla fine degli anni '90. Quella tendenza ad acquistare un livello di servizio e di tecnologia oltre quello necessario, alzando così il costo di produzione e la spesa. In altri termini, inutile acquistare una Ferrari se poi la si deve utilizzare per fare la spesa al supermercato. Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire che per realizzare un portale di successo possono essere necessarie anche poche migliaia di euro. Il caso del progetto Italia.it non è comunque l'unico a manifestare questo problema. Quello che emerge sempre più è la scarsa capacità manageriale a dare il giusto valore al web e ai suoi ritorni economici. Una situazione perdurante tanto nel settore pubblico che in quello privato.
Andrea Minini
20070301
ecomatrix
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